{"id":51,"date":"2015-01-08T20:59:17","date_gmt":"2015-01-08T20:59:17","guid":{"rendered":"http:\/\/91.194.228.101\/martawiecka\/?page_id=51"},"modified":"2015-01-28T13:39:08","modified_gmt":"2015-01-28T13:39:08","slug":"biografia-3","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/martawiecka.pl\/?page_id=51","title":{"rendered":"Biografia"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Suor Marta Wiecka<br \/>\nFiglia della Carit\u00e0 <\/b><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div align=\"center\"><b>La sua vita in famiglia<\/b><\/div>\n<p>Marta Anna Wiecka nacque il 12 gennaio 1874 a Nowy Wiec, in territorio polacco, nella zona occupata allora dalla Prussia. Era la terza di 13 figli dei quali tre morirono in tenerissima et\u00e0 e cinque in et\u00e0 giovanile.<br \/>\nA Marta venivano affidati i fratellini che giungevano puntualmente a distanza di due o tre anni. Perci\u00f2 impar\u00f2 molto presto cosa volessero dire dedizione, pazienza, mediazioni nei piccoli litigi infantili, sonni interrotti, attenzione e senso di responsabilit\u00e0, emergenze ecc. ecc.<br \/>\nPotremmo definire, la sua, una fanciullezza donata agli altri, ma non del tutto priva di quella spensieratezza che richiede l&#8217; et\u00e0..<\/p>\n<p>A 11 anni, secondo l&#8217;uso del tempo, inizi\u00f2 la preparazione alla Prima Comunione. Le lezioni bisettimanali venivano fatte al mattino, prima della scuola, nella Parrocchia distante 12 chilometri. C&#8217;era di che scoraggiarsi, ma Marta fu la prima a reagire: alzata alle cinque del mattino, cammino attraverso scorciatoie, passo cadenzato e continuo, partecipazione alla Santa Messa, lezione di catechismo e poi ritorno a casa dove un&#8217;altra giornata di scuola e di lavoro era gi\u00e0 spuntata.<br \/>\nIl catechista, Don Marian Dabrowski, avr\u00e0 un ruolo molto importante nella vita di Marta. A lui affider\u00e0 la guida della sua anima, con lui inizier\u00e0 a rendere pi\u00f9 nitidi i contorni di una vocazione religiosa nascente. Don Marian, infatti, era il Cappellano delle Figlie della Carit\u00e0 nella loro Casa Provinciale a Chelmno. Non c&#8217;\u00e8 quindi da meravigliarsi se la giovanissima Marta sentiva insorgere mille interrogativi da sottomettere a Don Marian per sapere sempre pi\u00f9 notizie sulla vita delle Figlie della Carit\u00e0.<br \/>\nFu Don Marian che, dopo ripetute richieste, sugger\u00ec a Marta di scrivere alla Visitatrice di Chelmno per chiederle di essere accolta in comunit\u00e0. La risposta non si fece attendere e fu positiva, ma c&#8217;era una clausola: se voleva conoscere le Suore ed essere a sua volta conosciuta, Marta avrebbe dovuto trascorrere il periodo natalizio a Chelmno.<br \/>\nVolitiva come era, Marta accett\u00f2 e part\u00ec. Fu un&#8217;esperienza bella che la segn\u00f2 per sempre. Al momento di congedarsi si sent\u00ec dire di tornare dopo due anni. La giovane Aspirante aveva infatti soltanto sedici anni.<br \/>\nTorn\u00f2 in famiglia dove riprese il suo posto tra genitori e fratellini da accudire, contando i giorni che mancavano al suo diciottesimo compleanno.<\/p>\n<div align=\"center\"><b>Verso una nuova meta<\/b><\/div>\n<p>In questo periodo si inser\u00ec un fatto nuovo. Monica Gdaniec, la sua amica del cuore, di due anni pi\u00f9 grande, le comunic\u00f2 un giorno che anche lei voleva diventare Figlia della Carit\u00e0. Aveva gi\u00e0 inoltrato la sua domanda alla Visitatrice di Chelmno, ma le era stato detto di aspettare un po&#8217; perch\u00e9\u2026.non c&#8217;era posto! Una soluzione per accelerare i tempi c&#8217;era: le Figlie della Carit\u00e0 erano anche a Cracovia. Senza dir niente a nessuno, facendosi coraggio l&#8217;una con l&#8217;altra, le due ragazze scrissero alla Visitatrice di Cracovia. La risposta arriv\u00f2 e fu positiva.<br \/>\nEra il 25 aprile 1892. Il giorno dopo iniziarono il loro Postulato. Monica aveva 20 anni e Marta 18. Dopo poco pi\u00f9 di tre mesi, cominciarono la seconda tappa della loro formazione: il Seminario.<br \/>\nTutto nella norma: vita di unione profonda con il Signore, conoscenza e approfondimento dello spirito e del carisma vincenziano, esperienze di servizio tra i poveri.<\/p>\n<div align=\"center\"><b>Nelle corsie degli ospedali<\/b><\/div>\n<p class=\"western\">21 aprile 1893: Suor Wiecka, rivestita dell&#8217;abito delle Figlie della Carit\u00e0 riceve la sua prima destinazione: l&#8217;ospedale di Leopoli, il pi\u00f9 grande ospedale diretto dalle Figlie della Carit\u00e0 della provincia di Cracovia. Poteva ricevere fino a 1000 malati e vi lavoravano 50 Suore.<br \/>\nSuor Marta vi impar\u00f2 la professione di infermiera aiutata dalle Sorelle pi\u00f9 anziane: il metodo, la precisione, l&#8217;attenzione e tutto quel piccolo-grande bagaglio che fa di un&#8217;infermiera una maestra in umanit\u00e0 e una messaggera di fede.<br \/>\nDopo pochi mesi Suor Marta aveva superato gli esami: in molti avevano avuto modo di apprezzarla e di capire che in quella giovanissima Suora c&#8217;era stoffa buona.<br \/>\nLa ritroveremo l&#8217;anno dopo nell&#8217;ospedale di Podhajce, una cittadina di circa 6.000 abitanti. Le Suore erano solo in sei e si dedicavano a una sessantina di malati. Le condizioni di lavoro non erano certo le pi\u00f9 facili perch\u00e9, oltre ai malati, le Suore avevano ogni giorno a che fare con gli operai, i disoccupati in cerca di lavoro, i poveri che chiedevano un po&#8217; di pane. Se a Leopoli Suor Marta aveva dovuto dimostrare le sue capacit\u00e0 di infermiera, qui le erano molto necessarie l&#8217;intraprendenza e l&#8217;iniziativa. Era stata mandata l\u00ec proprio per questo. Anche qui super\u00f2 brillantemente l&#8217;esame: competenza, professionalit\u00e0, capacit\u00e0 di relazione, dedizione, pazienza, disponibilit\u00e0 e poi quei momenti tutti intrisi di preghiera per chiedere a Dio una guarigione o una conversione. Nessuno dei suoi malati moriva senza riconciliarsi con Dio.<\/p>\n<div align=\"center\"><b>Spalle robuste per portare la croce<\/b><\/div>\n<p class=\"western\">Leopoli, Podhajce: due trampolini di lancio per arrivare fino a Bochnia, una cittadina non lontana da Cracovia, di circa 8.000 abitanti. C&#8217;erano 5 Suore per circa 55 malati.<br \/>\nLa Suor Servente, Suor Maria Chablo si rese subito conto che la giovane Suora di appena 25 anni era un vero tesoro sia per i malati che per le consorelle: sempre serena, sempre pronta ad aiutare, sempre disposta a prendere su di s\u00e9 i lavori pi\u00f9 pesanti. Non era difficile andare d&#8217;accordo con lei.<br \/>\nE invece proprio a Bochnia avvenne quello che nessuno mai avrebbe potuto prevedere: una calunnia odiosa che gett\u00f2 sulla sua persona un fango pesante.<br \/>\nUn brutto giorno accadde il fattaccio. Nel reparto in cui prestava servizio Suor Marta venne ricoverato un giovane studente piuttosto grave. Fu affidato alle sue cure. Nella stessa camera c&#8217;era un uomo affetto da malattie veneree.<br \/>\nUn giorno, mentre aspettava il risultato del termometro, Suor Marta, in un gesto istintivo, si sedette sul letto del giovane. Un gesto innocente che pag\u00f2 molto caro. L&#8217;uomo aveva trovato quello che cercava. Appena uscito dall&#8217;ospedale si rec\u00f2 dal Parroco al quale disse che Suor Marta era incinta; il padre del bambino era il giovane malato.<br \/>\nAnche qui nessun approfondimento, nessun confronto. Venne chiamata d&#8217;urgenza la Suor Servente alla quale, senza spiegare neppure il perch\u00e9, fu servita una di quelle docce fredde che lasciano il segno per anni. Finalmente, dopo tante porte chiuse, Suor Maria riusc\u00ec a sapere dal suo Confessore di un tempo ci\u00f2 che era successo. La sua reazione di sorpresa e l&#8217; assoluta fiducia nella sua giovane compagna non vennero prese neppure in considerazione.<br \/>\nTorn\u00f2 a Bochnia col cuore spezzato, impedita di comunicare ad altri l&#8217;ingiusta accusa. Soprattutto non voleva che Suor Marta sapesse qualcosa. Ma la Suora sentiva che, all&#8217;improvviso, la terra le stava franando sotto i piedi, si vedeva circondata da sguardi sospetti e da voci appena sussurrate. Non sapeva che qualcuno aveva gi\u00e0 bussato alla porta delle Suore per lasciare una culla per il nascituro, accompagnando il dono col pi\u00f9 ironico sorriso. Non sapeva che per due volte il calunniatore aveva tentato di accoltellare la Suor Servente perch\u00e9, diceva, proteggeva troppo Suor Marta.<br \/>\nFu a questo punto che qualcuno cominci\u00f2 a porsi degli interrogativi sulla personalit\u00e0 dell&#8217;incallito personaggio. Ne venne fuori un curriculum da far accapponare la pelle. Solo allora il Parroco cap\u00ec in che specie di tranello era cos\u00ec ingenuamente caduto. Si rec\u00f2 in fretta in casa delle Suore e l\u00ec, davanti a tutte, pianse la sua colpa e chiese ripetutamente perdono.<br \/>\nL&#8217;incubo era finito, ma per Suor Marta le cose non cambiarono molto: durante la terribile calunnia era rimasta salda alla croce, in piedi, forte della sua innocenza. In un giorno imprecisato, durante la preghiera, le era apparsa una croce dalla quale uscivano raggi. Aveva sentito anche una voce: &#8222;Figlia, sopporta pazientemente tutte le calunnie e tutte le accuse. Fra poco ti prender\u00f2 con me&#8221;!<br \/>\nDa quel momento Suor Marta aveva sentito un grande desiderio del cielo. Aveva capito che le restava poco da vivere.<\/p>\n<div align=\"center\"><b>Dare la vita<\/b><\/div>\n<p class=\"western\">Era il luglio 1902. Nell&#8217;ospedale di Sniatyn, una cittadina di circa 11.000 abitanti, c&#8217;erano alcuni problemi. Occorreva riportare tranquillit\u00e0. I Superiori pensarono a Suor Wiecka che aveva gi\u00e0 dato prove di seriet\u00e0 e di equilibrio. Suor Marta arriv\u00f2 a Sniatyn disponibile come sempre. Infinitamente paziente, sempre servizievole e premurosa, lasciava trasparire dal volto una gioia interiore che aveva qualcosa di soprannaturale. Lavorava nel silenzio e nella preghiera. Lei sapeva cose che gli altri non potevano sapere. Ormai poteva contare i giorni che le rimanevano da vivere.<\/p>\n<p>Il prossimo anno far\u00f2 il Natale in cielo&#8221; aveva affermato con convinzione nel dicembre 1903. Le Suore l&#8217;avevano guardata sorprese: non c&#8217;era assolutamente nulla che facesse presagire una fine a breve scadenza. Anzi le sue forze sembravano aumentare un po&#8217; pi\u00f9 ogni giorno, sempre disponibile a servire, sempre pronta ad aiutare chi si trovava in difficolt\u00e0.<br \/>\nA Sniatyn a Suor Marta era stato affidato il reparto infettivi. Le misure di igiene e le regole di prudenza non erano mai troppe. Il pericolo del contagio era sempre in agguato.<br \/>\nNella stanza d&#8217;isolamento era stata ricoverata una donna colpita da tifo petecchiale, una malattia altamente contagiosa in quel tempo e sicuramente mortale. Invece quella donna ce l&#8217;aveva fatta a sopravvivere ed era tornata a casa sua, lasciando per\u00f2 nell&#8217;ospedale mille problemi: bisognava procedere ad una accurata disinfezione dell&#8217;ambiente e delle suppellettili. Il compito venne affidato al portiere dell&#8217;ospedale. Il poveretto si sent\u00ec distrutto. Sapeva benissimo che c&#8217;era una percentuale altissima di probabilit\u00e0 che contraesse a sua volta la terribile malattia. Pens\u00f2 alla sua giovane sposa, al suo bambino di pochi anni. Pianse, si disper\u00f2, implor\u00f2.<br \/>\nSuor Marta lo vide e si commosse profondamente. Senza pensarci due volte propose la soluzione: &#8222;Vado io&#8221;! Nessun ripensamento, nessun tentennamento. Quella determinazione che l&#8217;aveva caratterizzata per tutta la vita, si rivel\u00f2 in tutta la sua pienezza. Suor Marta and\u00f2, disinfett\u00f2.<br \/>\nErano trascorsi solo pochi giorni. Il 23 maggio 1904 si sent\u00ec invasa da una grande debolezza. Si mise a letto. Le cure che le vennero somministrate non valsero a nulla.<br \/>\nQualcuno pens\u00f2 che le previsioni da lei fatte sulla sua fine contenevano qualcosa di vero.<br \/>\nSuo fratello Don Jan, Sacerdote da pochi anni, accorse al suo capezzale.<br \/>\nIl 30 maggio le condizioni fisiche di Suor Marta si erano ulteriormente aggravate. Quasi per scongiurare la sua fine prematura, una Suora le disse: &#8222;Maggio sta ormai per finire e tu sei ancora qui con noi&#8221;! Suor Marta abbozz\u00f2 un sorriso e precis\u00f2 che era solo questione di ore.<br \/>\nMor\u00ec quella sera stessa. La notizia della sua morte si diffuse in un baleno. Tutti volevano sapere, tutti volevano vederla. La gravit\u00e0 del male che l&#8217;aveva colpita non permetteva assembramenti. Molti piansero quella giovane vita stroncata; molti lodarono il gesto che aveva coronato la sua vita.<br \/>\nPer disposizione delle autorit\u00e0 sanitarie, la salma di Suor Marta fu portata attraverso quella scala secondaria di cui aveva parlato. Per misure di prudenza non fu permesso portarla in Parrocchia.<br \/>\nIl corteo funebre si diresse direttamente verso il cimitero di Sniatyn. A presiedere il tutto c&#8217;era suo fratello Don Jan.<br \/>\nLa salma venne tumulata accanto alla tomba di San Giovanni Nepomuceno, il Sacerdote morto martire per non aver voluto infrangere il sigillo sacramentale e di cui Suor Marta era devotissima fin dalla fanciullezza.<br \/>\nSolo alcuni giorni dopo le Suore si resero conto che anche questo particolare era entrato nelle &#8222;profezie&#8221; di Suor Marta.<\/p>\n<div align=\"center\"><b>Dopo 100 anni\u2026<\/b><\/div>\n<p class=\"western\">Gli anni trascorsero pi\u00f9 o meno rapidi, pieni di vicende politiche che parlavano di guerra, di spartizioni, di germanizzazione. La Polonia conobbe pagine durissime della sua storia.<br \/>\nLe Figlie della Carit\u00e0 dovettero lasciare molte delle loro attivit\u00e0 a servizio dei Poveri, tra cui l&#8217;ospedale di Sniatyn (1920).<br \/>\nInspiegabilmente la tomba di Suor Marta continu\u00f2 ad essere sommersa di fiori. Pochissimi a Sniatyn sapevano ormai chi fosse colei il cui corpo riposava nel loro cimitero. La chiamavano la Madre, la Monaca, ma le conoscenze non andavano molto pi\u00f9 lontano. Una cosa per\u00f2 la sapevano: la Madre aiutava tutti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"RIGHT\"><i>Sr Maddalena Castrica FdC<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suor Marta Wiecka Figlia della Carit\u00e0 La sua vita in famiglia Marta Anna Wiecka nacque il 12 gennaio 1874 a Nowy Wiec, in territorio polacco, nella zona occupata allora dalla Prussia. Era la terza di 13 figli dei quali tre morirono in tenerissima et\u00e0 e cinque in et\u00e0 giovanile. 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